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mercoledì 29 febbraio 2012

Evasione fiscale e mistificazioni

Evasione fiscale e mistificazioni: un po' di dati su cui riflettere

Come sapete, l'attuale presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha affermato, in questi giorni, il suo pensiero sullo stato sociale europeo, ritenendolo superato. Allo stesso tempo, l'OCSE ha invitato l'Italia a portare avanti le liberalizzazioni, così come ha consigliato di mettere da parte le tutele al posto fisso nel mondo del lavoro.

In contemporanea, ed in alternativa, piccoli fuochi si alzano per contrastare l'attuale vulgata economicistica ed europeista. Ad esempio, gli allarmi lanciati contro l'ESM, il Meccanismo Europeo di Stabilità, con cui gli Stati europei rischiano di diventare storia passata e le élites di Bruxelles l'unico apparato dominante in Europa. A questo proposito si veda l'articolo su EFFEDIEFFE:

Mobilitiamoci, il pericolo è estremo

Oppure, si veda il lavoro portato avanti dal giornalista Paolo Barnard e altri, relativamente alla divulgazione della MMT, la Teoria Monetaria Moderna, con cui si afferma di poter meglio difendere la peculiarità statale nel produrre e organizzare la ricchezza, di contro alla finanziarizzazione contemporanea ( http://democraziammt.info/ ).

Sempre in questi giorni, il presidente del Consiglio Mario Monti, il non-politico più politico di sempre, il più amato dai sondaggi che neanche Berlusconi..., il loden più lodato, ha mostrato una delle tipiche peculiarità del politicante: il rimpallarsi delle ipotesi di lavoro. Quattro giorni fa, infatti, durante la seduta del Consiglio dei Ministri, eliminava l'idea di un fondo taglia-tasse, finanziabile con la lotta all'evasione fiscale. Ora, invece, presentando i dati 2011 sul recupero di 12 miliardi di euro proprio dalla lotta all'evasione, Monti afferma che se tutti pagano le tasse, queste scenderanno. Impegno questo, a suo dire, ineludibile (anche se spostato in una incerta data futura).

Certo, a chiacchiere siamo tutti bravi. Peccato che, dal 2006 al 2010, ad esempio, il recupero dall'evasione sia più che raddoppiato, passando da 4,4 miliardi di euro a 10,5 miliardi. Nello stesso lasso di tempo, però, la pressione fiscale non è diminuita, se non in maniera minima tra il 2009 e il 2011, crescendo ulteriormente nell'ultimo anno. Relativamente a questa questione, vi invitiamo a leggere un noto articolo dal blog Ashoka's Corner, del gennaio 2012: Pagare tutti per pagare meno?

In considerazione del fatto che la pressione fiscale rimane ancora scandalosamente alta, in Italia, molto più che nel resto d'Europa (oltre il 60% contro il 40-45% medio), a fronte anche del fatto che i dipendenti italiani prendono stipendi più bassi rispetto alla media europea, o che i dirigenti pubblici prendono stipendi molto più alti della media mondiale (avete capito bene: si veda il seguente articolo Gli italiani i meno pagati. Anzi no), e considerando che non ci pare che l'attuale Governo abbia fatto molto per diminuire le spese statali e, soprattutto, gli sprechi pubblici, ci chiediamo dove si voglia andare a parare.

Tutte queste chiacchiere su evasione fiscale e liberalizzazioni sembrano o finiscono per dimostrarsi come fumo sugli occhi e, comunque, motivi di risentimento tra ambiti sociali (sarà mai voluto, tale risentimento?). Si sprecano iniziative dal fiato corto, volte a scovare il ristorante o il negozietto che non rilasciano lo scontrino o il tassista che fa pagare cinque euro in più rispetto al collega. Peccato che nel mese di gennaio 2012, l'Associazione Contribuenti Italiani avesse pubblicato i dati di uno studio sull'impatto delle varie realtà produttive rispetto all'evasione fiscale. Che dice lo studio?

Comunicato stampa 8.1.2012 - Fisco/Contribuenti.it: cresce l'evasione delle Big Company + 14,2% nel 2011

Nel 2011, la sottrazione all'erario ha raggiunto circa i 180 miliardi di euro. Questa cifra va suddivisa tra i 37,8 miliardi delle grandi aziende e multinazionali, i 22,4 miliardi delle società di capitali, i 78,2 miliardi della criminalità organizzata, i 34,3 miliardi del lavoro nero e gli 8,2 miliardi dei lavoratori autonomi e delle piccole aziende. Ora, ipotizzando che, almeno in una certa misura, alcune voci si possano sovrapporre, rimane il fatto che gli ultimi citati, lavoratori autonomi e piccole imprese, incidono notevolmente meno.

L'evasione in Italia è, perciò, dovuta  principalmente alle multinazionali e alle aziende più grandi, alle mafie, ai quasi tre milioni di lavoratori in nero, spesso stranieri extracomunitari.

Eppure il noto spot televisivo contro l'evasione fiscale, anzi!, contro l'evasore fiscale, sembra quasi voler colpire il cittadino medio italiano, accostandolo ai parassiti del mondo animale, quando il vero parassita che sfrutta la società italiana proviene da una delle realtà citate poco sopra. Parlavamo, appunto, di fumo negli occhi, utile a nascondere le vere responsabilità, che sono innanzitutto politiche e manageriali (ad alto livello). Le grandi aziende, che depauperano l'economia italiana, con i loro trasferimenti di utili verso consociate straniere [si veda anche l'intervento del 20 febbraio 2012 Segnalazione televisiva], lo fanno perché sono amministrate da personaggi squallidi e senza alcun rispetto per la comunità nazionale, grazie alla quale hanno potuto prosperare, ma lo possono fare perché c'è stata e c'è una generazione di politicanti che non ha fatto alcunché per controllare e impedire simili operazioni finanziarie. E d'altronde nulla è stato fatto anche sotto il profilo non illegale, ma di certo non morale, non etico, della delocalizzazione (problema che di certo non è solo italiano). Una grande azienda, perciò, se "disturbata", può decidere di andarsene altrove, dove magari poter pagare stipendi di tre quarti od oltre più bassi rispetto alla realtà italiana. Il singolo evasore o presunto tale, invece, non così facilmente può spostare le proprie attività all'estero e quindi rimane l'unico elemento spremibile per dare l'idea, in ambito mediatico, di un intensificarsi dell'azione repressiva statale.

Azione repressiva che, appunto, è al momento solo mediatica, perché non sembrano emersi elementi significativi, nelle decisioni governative, contro l'agire dei gruppi che in maniera consistente producono l'evasione in Italia (come detto: le grandi aziende, le mafie, il lavoro in nero, magari extracomunitario). Se il grosso dell'evasione non viene e non verrà combattuto, gli effetti deleteri si vedranno in pochissimi anni, tanto più a causa dell'errata individuazione dei responsabili. Come commentava un lettore sul sito del Corriere della Sera alla notizia del recupero dei 12 miliardi dall'evasione:

  • Ci vogliamo svegliare? I soldi del 'recupero' da dove arrivano?
    28.02|18:49 ma_basta

    Perchè se arrivano dal MIO FRUTTIVENDOLO che arriva col furgone sotto casa d'inverno alle 5 del mattino per preparare le cassette e adesso non può più nemmeno usare il furgone perchè 'non è a norma' e deve usare una tenda, se arrivano da lui perchè non ha fatto qualche scontrino allora ragazzi sappiate che io non sono d'accordo. Se i soldi del 'recupero' arrivano dal muratore che ha l'asma cronica a forza di respirare cemento e il mal di schiena costante, che ha fatto qualche lavoro in nero per pagare l'università a suo figlio allora NON MI STA BENE. E comunque come è ampiamente dimostrato, questi 'recuperi' faranno solo AUMENTARE I prezzi dei beni. Ve ne accorgerete. Se ne accorgeranno e sarà un duro risveglio, altro che cambiare il modo di vivere degli italiani. Ricordate che spolpando chi fornisce servizi, spolpano sempre gli stessi. Cioè noi cittadini.

Chiaro, no? E' necessario, quindi, ricordare il forte prelievo fiscale che hanno gli italiani, a fronte, tra l'altro, di sprechi pubblici, la cui responsabilità non può venir addebitata alla maggioranza dei cittadini. Andrebbe perciò ribaltata la teoria di Mario Monti (propagandata in queste settimane anche da un altro spot televisivo): ossia, non è vero che i servizi pubblici sono frutto dell'assenza di evasione fiscale, quanto che l'evasione fiscale è figlia della cattiva gestione pubblica sommata all'eccessiva tassazione.

Ma non c'è solo questo. C'è anche l'altro grave scandalo da considerare, ossia quello dei numerosissimi fallimenti imprenditoriali dovuti ai mancati pagamenti o ai ritardi negli stessi, spesso, e in maniera comunque più rilevante, a causa dell'amministrazione pubblica. I recenti dati della CGIA di Mestre aiutano a quantificare il fenomeno: in Italia i giorni di ritardo nei pagamenti sono il doppio rispetto alla media europea e tali ritardi provocano circa un terzo dei fallimenti.

Imprese: un fallimento su tre è causato dai ritardi nei pagamenti

Aggiungiamo che i ritardi in ambito privato sono superiori ai tre mesi, ma raggiungono i sei mesi se a dover pagare è l'amministrazione pubblica. Ma per il Governo di Mario Monti, per i politicanti italiani, per molte testate giornalistiche e, anche, per molti cittadini italiani, evidentemente traviati da certa "informazione", l'evasore, il parassita, sembra essere il cittadino medio italiano.

Il cittadino medio italiano è sia il bersaglio di tale azione propagandistica sia, come detto, la vittima sacrificale dell'azione politica volta a trovare, ad ogni costo, il denaro necessario per pagare gli interessi sui debiti, a vantaggio del sistema bancario, nazionale e internazionale. Colpevolizzarlo è il modo che si è scelto per poterlo indebolire e consumare. Le liberalizzazioni, altra questione centrale negli ultimi mesi (di cui ci occuperemo nei prossimi giorni), sono un'altra maniera di portare avanti tali propositi: inventare una necessità, ancorarla ai tempi di crisi e alla questione della crescita e raccontare una innocua favola sul miglioramento dell'economia, intervenendo sui contorni, senza toccare i piatti principali.

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