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domenica 8 gennaio 2012

Sulle richieste d'asilo

Sulle richieste d'asilo: spunti vari

Partiamo da due casi molto differenti tra loro:

  • Primo caso: Jakadrien Turner è una minorenne afro-americana, residente a Dallas, quando viene arrestata per furto in un negozio. Lei racconta di essere colombiana e maggiorenne e, senza che nessuno sembri accorgersi della verità, nonostante la ragazza neanche parli lo spagnolo, viene espulsa in Colombia, le cui locali autorità la "riaccolgono a casa", dandole anche i documenti d'identità (con il suo nome fittizio di Tika Cortez).
  • Secondo caso: Kate Omoregbe è una immigrata nigeriana trentenne, quando viene arrestata in Toscana nel corso di una irruzione nel suo appartamento, dove abitava con altre immigrate. Qui viene trovato un certo quantitativo di droga, tanto da portare all'arresto delle presenti. Passano un paio di anni, quando scoppia il caso Omoregbe, in quanto in numerosi mezzi di comunicazione si afferma che la donna, venendo espulsa dall'Italia, rischierebbe di essere costretta dalla propria famiglia (cattolica) a sposare un anziano di fede maomettana. Secondo la ricostruzione che invece fa Miguel Martinez nel suo blog, il caso non riguarderebbe un anziano maomettano e, forse, neanche un matrimonio combinato. Fatto sta che la donna rimane in Italia e fuori dal carcere.

Entrambi i casi, notevolemente distanti tra loro, che ci dicono? Rappresentano a loro modo la difficoltà di giudicare e gestire le situazioni riguardanti casi di immigrati richiedenti asilo o, viceversa, a rischio espulsione. Quanti di questi casi, in un senso o nell'altro, esistono in Italia o in altre nazioni "occidentali"? Quanti casi di errata identificazione e di errato giudizio sulla gravità della situazione personale dell'immigrato? Esiste una casistica della questione?

Il problema non è di poco conto. Rilevare l'identità autentica di uno straniero non è semplice, specie se proveniente da aree lontane e in alcuni casi poco organizzate dal punto di vista anagrafico o, diversamente, proveniente da luoghi le cui autorità non possono venir interpellate facilmente, essendo esse stesse la causa della fuga. Tali rilievi sicuramente richiedono tempo e fatica (ossia, persone competenti e una organizzazione capace, ossia denaro, ovviamente pubblico).

Proprio per tali ragioni, l'immigrazione dovrebbe essere rigida. Una nazione che, con estrema serietà, voglia accogliere richiedenti asilo autentici, dovrebbe, altrettanto seriamente, frenare l'immigrazione di massa, creando le condizioni per diffondere l'idea di una difficoltà, sia per lo straniero regolare e sia per l'irregolare, di permanere nel suolo nazionale, mancando determinate condizioni (ad esempio: equilibrio tra popolazione attiva autoctona e immigrati rispetto a fenomeni come devianza sociale o disoccupazione, in modo che gli autoctoni non vengano messi in competizione con gli allogeni, ecc.).

In questo modo, sarà possibile concentrare le energie sui casi di vera necessità dei richiedenti asilo, sia per giudicare la loro vicenda personale, sia per trovare loro un'occupazione (senza che anche loro finiscano per dover competere col resto della massa immigrata).

A questo mondo, molto crudamente, nulla è regalato. Le popolazioni nelle varie aree aumentano di numero e, in alcuni casi, come in Italia, invecchiano lentamente; le risorse mondiali diminuiscono; i fenomeni di frizione sociale, etnica, religiosa, economica, aumentano. Una nazione che voglia essere organizzata razionalmente e civilmente deve anche essere ferma, senza inventare ridicole prospettive di accoglienza illimitata. Ed è questo che continuano a fare associazioni varie, ong, Chiesa Cattolica e mezzi d'informazione, tutti incapaci di prospettare un controllo serio, "adulto", dell'immigrazione, inventando la favola fatalistica della necessità storica dell'immigrazione di massa. Tale favola è solo un analgesico, volto a diminuire il dolore per la continua frammentazione sociale (a cui concorre anche l'immigrazione), senza però che le cause vengano contrastate.

Per concludere, alcuni dati. Sino al 1989, in Italia, l'accoglienza delle richieste d'asilo prevedeva la "limitazione geografica", ossia, tranne casi limitati, le richieste accolte erano per la grandissima parte intraeuropee. Curiosamente (nel senso che bisognerebbe capire il perché) sino al 1997 compreso, il numero di richieste è relativamente basso (tranne nel 1991, con l'arrivo in massa di albanesi, per le note vicende storiche). Dal 1998 (appunto, perché?) i  numeri praticamente si decuplicano. Ad esempio, nel 1990, le richieste erano 4573. Nel 1991, 28400. Nel 1992, solo 2970. Nel 1997, 2595. Tranne il 1990 e il 1991, le richieste non arrivavano alle tremila unità annuali. Dal 1998, invece, i numeri salgono notevolmente. Nel 1998, le richieste erano 18496. Nel 2008, addirittura 31723. Nel 2010, 12121.

Molto interessante è anche valutare quante di queste richieste non sono state accolte (più avanti trovate il collegamento al documento del Ministero dell'Interno, con tutti i dettagli):

  • 1990 - Non accolte 41%
  • 1991 - Non accolte 93% (per i soli albanesi, su 18898 richieste, ben 17845 rifiuti)
  • 1992 - Non accolte 94%
  • 1993 - Non accolte 90%
  • 1994 - Non accolte 81%
  • 1995 - Non accolte 81%
  • 1996 - Non accolte 70%
  • 1997 - Non accolte 77%
  • 1998 - Non accolte 69%
  • 1999 - Non accolte 81%
  • 2000 - Non accolte 89% (con, in aggiunta, 14 richiedenti irreperibili)
  • 2001 - Non accolte 52% (più 21% di irreperibili)
  • 2002 - Non accolte 25% (più 60% di irreperibili)
  • 2003 - Non accolte 22% (più 53% di irreperibili)
  • 2004 - Non accolte 31% (più 24% di irreperibili)
  • 2005 - Non accolte 39% (più 22% di irreperibili)
  • 2006 - Non accolte 31% (più 23% di irreperibili)
  • 2007 - Non accolte 24% (più 19% di irreperibili)
  • 2008 - Non accolte 39% (più 4% di irreperibili)
  • 2009 - Non accolte 44% (più 7% di irreperibili)
  • 2010 - Non accolte 33% (più 4% di irreperibili)

Da notare come il numero di irreperibili tenda a diminuire col crescere di riconoscimenti differenti rispetto al normale status di rifugiato (da valutare: troppe strette le maglie prima o troppo larghe dopo? Come avvenivano le fughe? Ecc.). Il documento da cui abbiamo preso i dati:

Richieste d'asilo in Italia dal 1990 al 2010

Per il caso di Kate Omoregbe si veda la seguente pagina dal blog di Miguel Martinez, con i rimandi a tutti gli articoli dedicati: cliccare qui.

  • Usa, si finge colombiana e la polizia la estrada Ma è cittadina americana (Giorgio C. Morelli, Il Giornale, 6 gennaio 2012):
Da più di un anno genitori, amici, la polizia di tutti i 50 Stati e l'Fbi la cercano in ogni angolo d'America. È una ragazzina di 14 anni di Dallas finita subito nella lista dei "Missing", dei 100 minorenni più ricercati degli Usa: in Texas ne parlano giornali e televisioni dal novembre 2010.E pochi giorni fa finalmente la nonna Lorene l'ha rintracciata su Facebook: sua nipote è stata deportata in Colombia dal Dipartimento dell'Immigrazione. La ragazza di colore è americana-americana. Genitori, nonni e avi: tutti americani da generazione. La ragazzina parla solo e soltanto l'inglese, non sa una parola di spagnolo e mai ha imparato lo spagnolo a scuola. Come sia finito in Colombia dallo scorso anno è un mistero.E' una vicenda che supera la fantasia di una grande fiction hollywoodiana. Più di un anno fa, la teenager, Jakadrien Turner, fu arrestata dalla polizia di Dallas mentre rubava cosmetici e abbigliamento intimo in un centro commerciale. Per timore di essere punita dai genitori e dalla nonna Lorene, degli evangelici presbiteriani che vivono secondo gli insegnamenti della Bibbia, la ragazza ha detto alla polizia di essere una immigrata clandestina colombiana. E di essere maggiorenne. Ma anche un cieco si sarebbe reso conto che si trattava di una ragazzina, la quale ha un accento spiccatamente americano, anzi parla uno slang texano che lascia pochi dubbi. E e non conosce una parola spagnola. Bene: assistenti sociali, psicologi, l'avvocato difenfore e tutti i vari agenti bilingue del dipartimento d'immigrazione, l'Immigration and Customs Enforcement, si sono tutti bevuti la storia che fosse una clandestina colombiana. E maggiorenne.Lei si è inventata delle generalità false: nome, cognome, data e luogo di nascita. I nomi dei presunti genitori colombiani ed altro. L'Immigration and Customs Enforcement ha inviato al governo colombiano tutte le informazioni, generalità, foto e impronte digitali della finta immigrata. E il governo colombiano ha risposto - con solerzia - che esisteva una ragazzina del genere nella periferia di Bogotà e che accettavano subito il rimpatrio forzato. In realtà, il poco zelante funzionario colombiano, per pigrizia, ha messo un paio di timbri e firme sulla richiesta di rimpatrio senza controllare niente.Nel frattempo la ragazza trascorre ben 4 mesi nelle carceri di Dallas, nell'ala riservata agli immigrati da rimpatriare e nessun guardia carceraria e agente dell'immigrazione si accorge di niente. Così accade in tribunale: ha ben 4 udienze: il giudice di prima e seconda istanza, quindi due differenti pubblici ministeri, vari interpreti, altri assistenti sociali e psicologi, cambia anche l'avvocato difensore, anch'ella bilingue. Nessuno si accorge che non parla spagnolo e soprattutto il suo accento perfettamente texano dovrebbe insospettire.Quindi scatta la fase del rimpatrio: in aereo la scorsa estate atterra per la prima volta in vita sua in Colombia, ma all'aeroporto di Bogotà appena gli agenti americani del Department of Immigration consegnano la ragazza ai colleghi colombiani, non c'è nessun controllo. Dopo pochi minuti, attraversa la dogana colombiana ed è libera di andare dove vuole. Si ritrova fuori l'aeroporto, sicuramente dove il suo fidanzato colombiano la sta aspettando. Poi si passa all'incredulità: in questi ultimi 6 mesi la teengaer americana ha vissuto a Bogotà, come donna di servizio in una mega villa di miliardari, con documenti veri colombiani. Forniti dal locale Comune dove viveva con le generalità dei documenti del rimpatrio americano: avallate e confermate dal governo colombiano. E con tanto di passaporto, colombiano, ovviamente.L'unica che non si è mai data pace in questi 14 mesi è la nonna, la quale instancabilmente la cercava ogni giorno su internet e Facebook. Poi due giorni prima di Natale il lieto evento su Facebook. Nonna Lorene ha riconosciuto la foto della nipotina Jakadrien e ha informato l'Fbi che ha subito allertato le autorità colombiane di rimpatriare immediatamente l'americana, in quanto minorenne.Jakadrien atterrerà domani all'aeroporto di Dallas con un volo diretto da Bogotà, ma i tanti misteri di questa assurda e impossibile vicenda rimangono.Grande imbarazzo per gli agenti e i super esperti psicologi - tutti bilingue - del dipartimento di immigrazione, il più attrezzato e sofisticato al mondo soprattutto a livello informatico. Se una ragazzina di 14 anni la dà a bere a tutti, figurarsi cosa accade con criminali illegali e spacciatori veri del grande traffico narco colombiano e messicano.

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