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giovedì 12 gennaio 2012

Razzismo intra-italiano

Razzismo intra-italiano: il debosciato Paolo Villaggio e il genocidio

L'offesa che l'ex-attore ed ex-comico Paolo Villaggio ha rivolto nei confronti dei sardi, dipinti per pervertiti amanti della zoofilia più che delle donne, evidenzia due problemi, diffusi ormai in maniera preoccupante.

Primo problema: quello del razzismo, che, lasciato uscire dalla porta delle comunità straniere, ormai intoccabili per mezzi di comunicazione, magistratura e altri, rientra dalla finestra delle piccole o grandi identità e differenze e leggende e mitologie delle varie realtà italiane. Non stiamo dicendo che certe battute o pregiudizi tra italiani non esistessero prima, ma, più semplicemente, che, in epoca di regime multietnicista anti-razzista (per cui niente più "negri" o "froci"), l'unica valvola di sfogo per alcuni finisce per essere l'altro italiano. La sparata di Villaggio ha fatto il giro dei quotidiani e sembra che partirà una (giusta) querela da parte dell'associazione dei pastori sardi, ma in futuro fatte caso quanti pregiudizi, nella vita di tutti i giorni o su giornali e tv e radio e internet, troverete tra italiani e contro italiani, magari espressi da chi "guai si tocchi il negro o il frocio"! Esageriamo? Ah! E naturalmente non intendiamo che si debba lasciar perdere l'italiano per insultare la minoranza etnica o sociale o sessuale. Così come non ci si venga a parlare di leghismo anti-meridionale o chissà che altro. Semplicemente il razzismo ad insulti ci annoia a prescindere, ma il razzismo intra-italiano, ancor di più, ci ripugna.

Secondo problema: ossia come si percepisce il genocidio degli italiani. Non è solo il vizio, ormai conclamato, di insultarsi tra identità e macrogruppi italiani, ma anche il suo risultare come una cortina fumogena che indebolisce la vista, impedendo di mettere a fuoco varie tipologie di problemi, sia sociali che culturali. Si potrebbe, ad esempio, sottolineare l'impossibilità di realizzare una efficace azione di difesa nazionale contro la guerra economica in atto, che sta impoverendo la società italiana, senza che la gran parte di essa si renda conto della guerra stessa. Ma rimaniamo ad un altro punto, che poi è quello da cui lo stesso Villaggio partiva per il suo delirio, ossia il calo della natalità. Calo che colpisce particolarmente la Sardegna e che è facilmente spiegabile, non solo con il trend demografico complessivo europeo, ma anche con lo stato di salute dell'economia sarda, ancora più precario in tempi di crisi sistemica internazionale. I sardi fanno poco figli, e ne fanno anche meno dei già pochi del resto d'Italia, perché l'orizzonte socio-economico europeo non aiuta e quello nazionale e regionale ancora meno. Eppure non sembrano esserci in vista iniziative per aiutare la natalità, crisi economica o meno. E' tutto un "le tasse", i "tagli alla spesa", le "liberalizzazioni", ossia l'oggi, ma del domani ancora nulla. L'unico domani fortemente mediatizzato e difeso è quello allogeno. Ogni giorno iniziative e articoli di giornale per gli immigrati. Ogni anno nuove associazioni per i bisogni degli stranieri e i loro figli. Quanto, invece, in favore della natalità italiana?

Due giorni fa (il 10 gennaio, quindi) sull'home-page del sito de Il Giornale si potevano notare, l'una sopra l'altra, le seguenti due notizie: come dire lo sfregio (del parassita) e il dramma (dei cittadini normali).

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