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venerdì 6 gennaio 2012

Genocidio armeno

Genocidio armeno: l'ipocrisia di Moni Ovadia

La decisione francese, di rendere penalmente rilevante la negazione del genocidio armeno ad opera dei Turchi, ha sollevato numerose polemiche, con la minaccia di Ankara di ritorsioni nei confronti di Parigi. Allo stato attuale non sembrano esserci novità rilevanti, nè ancora abbiamo trovato analisi interessanti sul perché tale decisione, nell'aria già da alcuni anni, sia stata presa ora (messaggio per i turchi per l'ingresso o meno nell'Unione Europea?).

Intanto segnaliamo l'intervista seguente con lo scrittore bulgaro-ebraico (con cittadinanza italiana) Moni Ovadia, di cui riportiamo i passi più interessanti. Ci auguriamo che sia evidente a tutti l'ipocrisia rispetto al tema del genocidio. Aggiungiamo però una nota: affermare che non si debba negare un genocidio, perché dipingerebbe come bugiardi i sopravvissuti, è comunque impedire la ricerca storica, perché potrebbero esistere testimonianze di segno opposto. E nel caso tali testimonianze vengano ritenute problematiche (perché?), la ricerca dovrebbe comunque essere libera e articolarsi maggiormente su prove materiali. La verità storica, per quanto ideale e mai forse raggiungibile, necessita di libertà di pensiero e di studio, altrimenti la scientificità della ricerca diventa già in partenza impossibile.

Aggiungiamo anche quanto riporta il Ministero per gli Affari Esteri israeliano, secondo cui tale questione, in quanto potenzialmente gravida di conseguenze negative per le relazioni israelo-turche, va trattata con "intelligenza". Realpolitik invece che verità?

  • Norma sbagliata, ma i democratici di Ankara ora riflettano (Marco Pasciuti intervista Moni Ovadia, Leggo, 23 dicembre 2011):
Come giudica la decisione della Francia?
«Il principio è sacrosanto. Negare lo sterminio del popolo armeno è una nuova forma di sterminio, equivale a seminare nuovo dolore. Il negazionismo è un’istigazione all’odio: è come dire che gli armeni sono bugiardi. Però la Francia poteva usare altri metodi».
Ovvero?
«Una strada possibile sarebbe stata stigmatizzare lo sterminio attraverso un lavoro culturale, con il dialogo, mediante incontri tra le comunità, iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica».
Come influirà il provvedimento sui rapporti tra i due Paesi?
«Il governo turco reagirà male. Ma questa vicenda servirà da stimolo per i democratici turchi, quelli veri, a ragionare sul loro passato».
Ora la vicenda potrebbe influire sul processo di adesione di Ankara all’Unione Europea.
«Io sono favorevole a far entrare la Turchia in Europa, ma il Paese deve compiere un viaggio verso una forma di democrazia più matura». [...]

  • Israël/Turquie: une reconnaissance du génocide arménien risque d'envenimer les relations (Xinhua via Conseil Représentatif des Institutions Juives de France, 28 dicembre 2011):
Le ministère israélien des Affaires étrangères a averti lundi 26 décembre 2011 qu'une éventuelle reconnaissance du génocide arménien, actuellement étudiée par un comité du Parlement israélien, risque d'entraîner une détérioration des relations israélo-turques.
"Nos relations avec la Turquie sont très fragiles et sensibles pour le moment. Nous ne pouvons pas franchir cette ligne, nous devons adopter une approche intelligente" a déclaré un officiel du ministère des Affaires étrangères devant les parlementaires.

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