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venerdì 6 gennaio 2012

Francia: nuovo episodio di razzismo anti-bianco

Francia: nuovo episodio di razzismo anti-bianco, nel disinteresse della polizia parigina e dei mezzi d'informazione

L'aggressione sia fisica che verbale contro una ragazza di 17 anni, durante una partita di calcio femminile, non sembra aver colpito la stampa francese. Solo un articolo sul Parisien (per abbonati sul sito internet) e sulla piattaforma di destra Novopress riportano la questione. Nei confronti della giovane, di pelle bianca, sarebbero state usate anche espressioni razziste.

La giovane, Noor, avrebbe denunciato l'accaduto, ma la polizia del quindicesimo arrondissement di Parigi non avrebbe voluto tenere in considerazione l'aspetto razzista della questione. L'avvocato della ragazza ha inviato una lettera con richiesta di spiegazioni al Ministero dell'Interno.

Nel caso sia tutto confermato, che differenza rispetto ai recenti casi ultramediatizzati dei calciatori John Terry (bianco: a processo per una espressione ritenuta razzista) e Luis Suarez (meticcio: squalificato per aver usato la parola "negro" contro un avversario)!

  • La police du 15ème arrondissement de Paris refuse de prendre une plainte pour racisme anti-blanc (Novopress, 23 dicembre 2011):
L’avocat Gilbert Collard a indiqué en début de semaine qu’il allait écrire au ministre de l’Intérieur afin d’obtenir des explications officielles sur le refus de prendre en compte par des policiers du XVéme arrondissement de Paris du caractère raciste de plusieurs insultes à l’encontre de sa cliente, Noor.

En effet, cette jeune fille de 17 ans a été traitée de « sale blanche » et rouée de coups (5 jours d’ITT) lors d’un match de football féminin opposant son équipe, le Saint-Germain-en-Laye FC, au Seizième ES de Paris au stade Suzanne Lenglen (XV) le 10 décembre dernier. « Tolérer l’insulte de sale Blanc revient à tolérer aussi l’insulte de sale Noir » a indiqué au journal Le Parisien l’avocat Gilbert Collard. Quatre suspectes ont été interpellées peu après l’agression.

  •  Dare del "negro" è un reato soltanto se sei un bianco (Nicholas Farrell, Libero, 22 dicembre 2011):
Non è più sacro niente, neanche sul campo di calcio. A Londra, Luis Suarez, calciatore uruguaiano (per metà nero), ha chiamato Patrice Evra, calciatore francese (nero al 100 per cento), «negro» e così ieri becca otto giornate di squalifica più una multa di 40 mila euro. Stesso giorno, il capitano della nazionale inglese, John Terry (bianco) viene incriminato con l’accusa di odio razziale perché ha dato del «fucking black cunt» (figa nera del cazzo) a Anton Ferdinand (nero).

Dare della «figa» a qualcuno/ a in inglese non è un complimento come lo è in italiano che la dice lunga sulle differenze culturali fra i due Paesi; ma questa è un’altra storia. La cosa ancora più pazza e spaventosa è che i media inglesi non hanno osato neanche dire o scrivere le parole razziste esatte tirate fuori da Suarez e Terry per paura di offendere i poliziotti del «pensiero» orwelliani. Dove siamo finiti? E dove va a finire questa follia sovietica del politically correct, questo razzismo al rovescio? Si può dire di tutto dell’uomo bianco e va bene. Ma neanche un mezzo nero può dare del «negro» a un nero.

Non ho nessuna simpatia per i calciatori. Anzi. Come i banchieri, sono pagati con somme oscene e, inutile negarlo, sono una razza di deficienti che a differenza di Sofocle (il greco) col dialogo hanno poca dimestichezza. Il calcio da anni ormai non è più il “be - autiful game” di una volta. Che c’entrano, per dire solo una, i giocatori dell’Inter, tutti stranieri, con la città di Milano? Nulla. Suarez mi pare un esponente doc della razza. Ma non merita per niente quello che gli ha fatto la Football Association (FA), la Figc inglese. Quasi quasi, a questo punto, mi trovo d’accordo col viscido Sepp Blatter, Presidente della Fifa, che poco tempo fa ha detto: «Nel calcio non c’è razzismo». Sul campo di calcio, come al bar sport, volano insulti di tutti i colori con uno scopo solo: colpire qualsiasi punto debole dell’avversario. La sua razza compresa, of course. Ad esempio, al bar che frequento io qui nella rossa Romagna, i comunisti mi danno del «culo sporco». Ma perché? Ovvio no? Sono inglese e gli inglesi non usano il bidet. Sì, ma abbiamo conquistato mezzo mondo senza, l’Italia no. I romani? Non avevano il bidet, solo i bagni. Non è razzismo questo. Fa parte del gioco.

L’«Unità» mi ha dato più di una volta del «fascista» perché ce l’ho con i comunisti. Da «english gentleman» mi sentivo insultato sul serio. Ho querelato. Il giudice, comunista pure lui, suppongo, ha archiviato tutto. Ma a differenza dell’uomo nero chiamato «negro » io fascista non lo sono. Ho il culo sporco, al limite. Nel caso di Suarez, che ha un nonno nero, la parola da lui detto cioè «negro» non è in ogni caso neanche razzista per la legge necessariamente. L’ha detta in spagnolo e non in inglese. E c’è una bella differenza. In inglese, la parola «negro» potrebbe essere un insulto razzista se vuol dire «nigger» ma la traduzione corretta è «negro», cioè la stessa parola che sì, va beh, al limite, non è un complimento ma non è un insulto pesante. In più, come Suarez ha cercato di spiegare, nel suo Paese la parola «negro» viene usata da tutti - negri, bianchi, mulatti e quelli di pelle olivastra - senza problemi. Il capitano della nazionale uruguaiana, ad esempio, che ha vinto i mondiali di calcio nel 1950 Obdulio Varela, era un uomo di colore e lo chiamavano «el negro jefe» (il capo negro).

 Nella nazionale di oggi Maxi Pereira, un nero, viene chiamato «El mono» (la scimmia). Come ha scritto il giornale uruguaiano “Ultimas Noticias”: «Non so in quale mondo vivremo da ora in poi… ho cercato di spiegare che noi viviamo con la gente di colore nell’Uruguay… Gio - chiamo al calcio insieme. Andiamo alle stesse feste insieme. Siamo nati, cresciuti, moriamo con loro. Li chiamiamo “negri” in una maniera naturale, anche affettuosa. Siamo integrati. E non ci sono problemi». Poi, Suarez stesso viene chiamato dai suoi compagni della squadra di Liverpool «negro »! Cosa deve fare? Denunciarli tutti? E che farebbero a un giocatore cristiano che tira fuori un crocefisso davanti a un giocatore islamico dicendo: «Vatene satana!», Sarebbe la terza guerra mondiale. Buon Natale, volevo dire. Meglio di no. Offenderà qualcuno sicuramente.

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