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sabato 7 gennaio 2012

Diverse civiltà?

Diverse civiltà? La tassa sul permesso di soggiorno (in Italia) e il piede amputato (in Thailandia)

Il governo tecnocratico a guida Mario Monti sta studiando la maniera per tagliare il più possibile la tassa sul permesso di soggiorno degli stranieri, sino ad arrivare all'esenzione completa. E' l'unica tassa, tra le tante discusse negli ultimi mesi e settimane, che il Governo sembra intenzionato a ridurre. Solo a metà dicembre, il signor Giorgio Napolitano, attuale occupante il ruolo di Presidente della Repubblica, chiedeva sacrifici a tutti, anche ai meno abbienti. Ora, il Governo (da lui voluto e difeso), non vuole lasciare la tassa sul permesso, affermando che gli immigrati regolari pagano già le altre tasse.

Tale ragionamento è corretto preso in maniera isolata. Un po' meno se pensiamo al complesso del fenomeno immigratorio. Ad esempio, pensiamo alla massa di denaro che abbandona ogni anno il territorio italiano a causa delle rimesse. Eurostat calcolava in più di 6 miliardi di euro sia per il 2008, sia per il 2009, l'ammontare del denaro finito all'estero.

In ogni caso, è evidente una certa attenzione per gli stranieri, almeno dal punto di vista idealistico. Da questo medesimo punto di vista, altrove non sembra esserci la stessa attenzione per gli stranieri, anche qualora fossero solo turisti. Si pensi al caso del giovane sardo Alessandro Amadori. In vacanza in Thailandia, durante una gita in moto, il ragazzo è rimasto gravemente ferito, tanto che un piede è stato amputato. L'ospedale, in cui è stato portato, non ha però voluto che venisse operato subito, aspettando ben 12 ore prima di intervenire, col grave rischio di pregiudicare il buon esito dell'operazione per riattaccare l'arto. La ragione è stata la mancanza di una assicurazione sanitaria del giovane, nonostante nel frattempo si mossero mossi la famiglia dello stesso e il console italiano, a garantire la somma necessaria (che tra l'altro aumentava di ora in ora, senza spiegazioni).

Dando un'occhiata ai commenti in alcuni siti d'informazione, molti lettori hanno preferito perdere tempo in annotazioni su come si debba viaggiare all'estero, senza preoccuparsi troppo della logica dell'ospedale in questione. Un commento tra i tanti, presente sul sito del Corriere della Sera, rende l'idea (firmato da un certo Adriaticus):

  • Malasanità ?
    04.01|19:20 adriaticus

    La malasanità è un'altra cosa e noi in Italia ne sappiamo qualcosa. Dispiace per la disavventura del nostro connazionale e ovviamente speriamo tutti per il meglio ma è stato quantomeno incauto a recarsi in un paese straniero (la Thailandia, ma poteva esser qualsiasi altro paese dove è richiesta una copertura assicurativa medico-sanitaria) senza informarsi sulle basilari norme di sicurezza. Da quanto si legge è stato soccorso ma non è stata fatta un'operazione che richiedeva una copertura assicurativa. Poi possiamo ricamarci sopra finchè vogliamo ma non è malasanità è stato sprovveduto il nostro connazionale. Poi parlare di Terzo e Quarto Mondo mi sembra altrettanto fuori luogo: gli ospedali fatiscenti,edifici che cadono a pezzi,gatti in corsia, "morti sospette" e i medici (e non solo) che non spiaccicano una parola di inglese li abbiamo proprio qui da noi, non è il caso di sparare sentenza qualunquiste a caso. La Thailandia è tra i paesi all'avanguardia nel mondo proprio - guarda caso - nel riattaccamento degli arti e nelle protesi e tutti i medici thailandesi studiano e si laureano negli Stati Uniti. Ho visto personalmente sia cliniche private che ospedali pubblici locali e quando rientro in Italia pare a me di rientrare nel...Quinto Mondo allora!

Gli italiani potranno ricamarci sopra, come dice il commentatore, ma che dire di un intervento eseguito solo seguendo logiche economiche, col rischio di causare una menomazione? E' moralmente corretto, in un campo particolare come quello medico? Che dice il giuramento di Ippocrate?

Altri commentatori hanno criticato il fatto che il giovane sia stato portato in un ospedale privato e costoso, quasi che il ragazzo l'abbia fatto di propria volontà. Da un articolo della Stampa, in una intervista ad un amico del ferito, risulterebbe che nessuno della comitiva di italiani avesse dimestichezza con la lingua inglese. Quindi, se vero, chi ha portato il ragazzo in quel ben preciso ospedale, appunto privato e costoso? Come sono stati consigliati i suoi amici?

Vi suona qualche campanello d'allarme? Dovrebbe, italiani, fessi che non siete altro! Per inciso, all'ospedale, al ragazzo hanno anche sequestrato il passaporto...

  • Tasse agli immigrati, le correzioni possibili "Ci saranno riduzioni e anche esenzioni" (Carlo Ciavoni, La Repubblica, 5 gennaio 2012):
Il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri e il premier, Mario Monti stanno pensando seriamente di correggere prima possibile "l'eredità" che Tremonti e Maroni hanno lasciato in materia di tasse agli immigrati, che - secondo un dispositivo del governo Berlusconi, che diventerà legge alla fine di gennaio - imporrebbe una "stangata" fino a 200 euro per i permessi di soggiorno a cittadini stranieri residenti in italia, che già pagano le tasse sul proprio reddito. Sia la titolare del Viminale, che il Presidente del Consiglio hanno dato mandato ai rispettivi uffici legislativi per studiare il modo di cambiare sostanzialmente un provvedimento percepito come estremamente ingiusto.

La riunione di stamane. Stamattina c'è stata una prima riunione al termine della quale sono apparse le possibili vie d'uscita. La questione, del resto, è assai scivolosa perché si tratterebbe in sostanza di modificare una legge dello Stato che, dunque, dovrebbe essere sostituita con altre norme attraverso un passaggio parlamentare, che potrebbe avere esiti assai incerti e dunque vanificare ogni tentativo di rendere più giusto il dispositivo. Così, il Viminale, d'intesa con il dicastero dell'Economia, sta studiando la possibilità di una "sostanziale riduzione" della tassa prevista da quel decreto del 6 ottobre scorso, ipotizzando
anche la possibilità di una completa esenzioni.

"Ci vogliono criteri ragionevoli". A rendere note le intenzioni del Governo è stato oggi pomeriggio il sottosegretatio all'Interno (con delega all'immigrazione e alle libertà civili), professor Saverio Ruperto. "Fin dai prossimi giorni - ha detto il sottosegretario - sarà analizzata assieme al Ministero dell'Economia la possibilità di introdurre una sostanziale riduzione degli importi del contributo per il rilascio del permesso di soggiorno, anche prevedendo esenzioni per particolari situazioni di reddito o composizione del nucleo familiare. Una cosa - ha aggiunto il rappresentante del Governo - è contribuire, giustamente, alla copertura dei costi amministrativi legati al rilascio del permesso di soggiorno e alle altre attività connesse alla gestione del fenomeno immigratorio, altra cosa è invece aver introdotto un contributo a carico degli immigrati regolari, destinato al sostegno dei costi dei rimpatri degli irregolari. Si tratterà, in pratica - ha concluso Ruperto - di applicare due criteri ragionevoli che sono, da un lato, far pagare di meno, e fino all'esenzione, i meno abbienti; dall'altro, tener conto oltre che del reddito, della composizione del nucleo familiare, chi ha più figli deve pagare in proporzione di meno o nulla".

La copertura finanziaria. Resta tuttavia irrisolto il problema della copertura finanziaria. Con il provvedimento di Tremonti e Maroni si era immaginato di incamerare risorse da mettere in bilancio che, con le possibili correzioni dell'attuale Governo, potrebbero non esserci più. Il sottosegretatio Ruperto ha comunque assicurato che, assieme al Ministero dell'Economia, si valuteranno tutte le soluzioni possibili per intervenire senza creare problemi di bilancio.

  • Dramma a Phuket - Ferito in un incidente non può tornare in Italia (Nicola Pinna, La Stampa, 3 gennaio 2012):
Non è una questione di codice rosso: in Thailandia, anche in ospedale, conta soltanto la carta di credito. Per salvarsi, nonostante il rischio sia quello di morire, ci vuole un'assicurazione sufficiente a coprire le spese sanitarie.

Alessandro Amadori, un serigrafo ventisettenne di Olbia, ha rischiato di perdere un piede, ma i chirurghi non l'hanno operato fino a quando non è arrivata l'indispensabile garanzia. Quella economica, ovviamente. A Phuket, il ragazzo sardo stava trascorrendo qualche giorno di vacanza insieme con un gruppo di amici: all'alba di venerdì, mentre rientrava in albergo dopo una festa in spiaggia prolungata nella notte, ha perso il controllo della moto. Si è schiantato sul guardrail laterale e la lama in ferro gli ha provocato una ferita profonda all' altezza della caviglia. I soccorsi sono scattati quasi subito, ma in ospedale Alessandro Amadori ha dovuto aspettare nove ore prima che i medici gli prestassero le prime cure. E’ stata addirittura necessaria la mediazione del console, perché altrimenti il serigrafo olbiese non sarebbe mai stato operato. La disavventura, comunque, non è ancora finita, perché per le prossime operazioni servono ancora tanti soldi: la Sardegna si sta mobilitando e anche sui social network è iniziata la raccolta di fondi per permettere al giovane di tornare a casa in buone condizioni.

I genitori oggi partono alla volta della Thailandia, mentre gli amici rimasti a Olbia continuano a organizzare la gara di solidarietà. Del caso ora si dovrà interessare anche il Ministero degli Esteri, forse organizzando un volo speciale per trasportare il ragazzo in un ospedale italiano. Per il momento Alessandro Amadori è ricoverato al Bangkok Hospital di Phuket: «Ci hanno detto che questa è la migliore clinica che esiste da queste parti - racconta al telefono l'amico Luciano Degortes -. I medici sono gentili, ma le regole sono rigide: se non hai i soldi non ti curano. Prima che Alessandro entrasse in sala operatoria sono passate troppe ore: l'intervento doveva essere eseguito entro otto ore, ma ne sono passate ben nove. E infatti ancora non ci hanno assicurato che l'operazione sia riuscita alla perfezione. Intanto, entro poche ore, dovremo pagare l'ottanta per cento delle spese sostenute finora. La clinica ci ha già presentato una fattura di diecimila euro, ma per le prossime cure i costi saliranno notevolmente».

Da aggiungere al conto, poi, c'è la riparazione della moto dell'albergo che Alessandro Amadori aveva noleggiato per spostarsi da una parte all'altra della città. Anche la degenza in ospedale è da pagare e, come se non bastasse, nei prossimi giorni il ventisettenne di Olbia dovrà essere operato per la seconda volta. «I medici per ora hanno ricollegato la vena e le arterie e se il flusso del sangue sarà regolare tenteranno di riattaccare anche l'osso. Speriamo che i sardi ci aiutino perché ad Alessandro non arriverà nessuno sostegno dal sistema sanitario. Noi siamo in difficoltà, nessuno di noi parla inglese e qui tutto si sta facendo molto complesso».

Una richiesta di aiuto la lancia anche mamma Caterina: «Alle tre del mattino, quando abbiamo ricevuto la prima chiamata dalla Thailandia, non potevamo far nulla per versare i soldi che chiedeva la clinica. Ho chiamato il consolato e ho chiesto una mediazione. Ora devo correre a Phuket per riportare mio figlio a casa. Gli hanno persino sequestrato il passaporto. Quello che è successo è incredibile: Alessandro è rimasto senza assistenza fino a quando il console italiano ha garantito che la somma richiesta sarebbe stata pagata. Ora non sappiamo neppure quanto costerà tutta la degenza. Le fatture lievitano di ora in ora».

Da Olbia arriva anche l'appello del sindaco Gianni Giovannelli: per chiedere il contributo di tutta la città e della regione intera la notte di San Silvestro è salito sul palco interrompendo per un attimo la grande festa al molo. Gli amici di Alessandro hanno allestito i banchetti nei paesi della Gallura e su Facebook si estende la catena della solidarietà. In attesa di un intervento determinante della Farnesina.

6 commenti:

  1. Ahh! Vi siete trasferiti qui? Ora linko subito il nuovo indirizzo. Fatti d'Europa che fine ha fatto che non si legge più? Ciao e Buon Anno!

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  2. Buon anno anche a te. Fatti d'Europa non so proprio che fine abbia fatto. Mi auguro che sia almeno emigrato in altra piattaforma o sotto altro titolo. Comunque a presto!

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  3. Ciao Lif, ciao Nessie!

    Purtroppo vi comunico che il mio blog non esiste più, l'ho eliminato. Non riuscivo più a seguirlo a dovere perché ho altre cose a cui pensare.

    Il blog che trovate a questo indirizzo (http://fattideuropa.splinder.com/) NON è mio. Qualcuno ha riutilizzato l'url subito dopo che io l'avessi cancellato.

    Sono molto contento che Lif sia tornato, lo attendevo da tanto tempo.

    Buon 2012 a voi. Continuerò a seguirvi come facevo prima.

    P.S.: volendo potreste ritrovarmi su Facebook. Magari contattatemi prima per e-mail: fattideuropa(AT)alice(DOT)it.

    Ex-fattideuropa

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    1. Ben ritrovato anche a te! Purtroppo Facebook è per me territorio poco congeniale. In ogni caso, chissà. Fatti comunque sentire da queste parti ogni tanto. A presto!

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  4. Segnalo per il tag "Sanità":

    ROMA – Sapevano che la donna bengalese di 22 anni ricoverata all’Umberto era malata di tubercolosi. Eppure il medico di base della giovane e l’infettivologa dell’ospedale decisero di non allertare l’Asl competente, provocando il contagio e quindi la positività alla tbc per dieci persone tra pazienti e personale medico dell’ospedale. Ora i due dottori sono indagati dalla Procura con l’accusa di omissione di atti d’ufficio. Un reato contestato quando i magistrati rilevano che la scelta del silenzio viene fatta consapevolmente. Perché? Per ora, dalle ricostruzioni dei Nas e dei pm, si è fatta concreta l’ipotesi che i due dottori abbiano voluto proteggere la reputazione del Policlinico dove la bengalese è stata visitata quattro volte a partire dal 30 dicembre del 2011 fino al 9 maggio scorso. E il silenzio dei due dottori ha messo a rischio la salute di 305 persone che hanno avuto contatti con la donna.

    Continua su http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_ottobre_12/tbc-policlinico-due-medici-indagati-non%20avvertirono%20la-asl-2112220449297.shtml

    Roblif

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  5. Roblif, ti ringrazio per questo e per gli altri collegamenti che hai proposto. Nel caso in questione, mi viene da pensare che "omissione di atti d'ufficio" sia un'accusa molto tenera, considerando il rischio contagio per centinaia di persone, con alcuni casi già individuati.

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