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domenica 18 dicembre 2011

Il sabato del bla-bla-bla...

Il sabato del bla-bla-bla: lo spauracchio del razzismo (e le istituzioni contro la società civile)

Finite le manifestazioni avutesi a Firenze e in alcune altre città italiane, dopo l'uccisione di due senegalesi ad opera di un toscano per ragioni mai spiegate in maniera chiara (non esiste, come sapete, alcuna rivendicazione del perché dell'atto omicida; solo ipotesi orientate ideologicamente, più o meno plausibili), rimangono gli echi politico-ideologici. Rimangono solo gli appelli a concedere il più velocemente possibile la cittadinanza italiana agli stranieri, appelli a mettere museruole a questa o quella figura variamente contraria ad una Italia multietnoculturale, sviolinate sulle seconde generazioni di stranieri che si sentono tanto italiani (anche se vestono come chicanos di Miami o gangsta-rappers di Los Angeles) e così via.

Rimangono soprattutto le mille dichiarazioni, pronte, indignate, accorate, ferme dei politici di professione (quelli che non vogliono, in questi, giorni, abbassare i propri stipendi, per non andare sotto la media europea: Rosy Bindi...). Rimane anche l'eco, certo, delle centinaia di associazioni capaci di mobilitare migliaia di persone, non tantissime, come in altre occasioni, ma sufficienti per avere le prime pagine di molti quotidiani. E rimangono, naturalmente, i fiumi di parole dei giornalisti, magnificanti la presenza straniera e maledicenti la presenza in Italia di italiani anti-immigrati.

Tutto molto ovvio. Il solito bla-bla-bla, che più volte e per mille altre questioni differenti ha annullato il dibattito, trincerando il tutto dietro retorica e parole d'ordine.

Bla-bla-bla avutosi nella stessa settimana in cui due nuovi suicidi hanno interessato l'imprenditoria italiana, veneta nello specifico. E se uno (una ristoratrice trevigiana) non è ancora chiaro nelle motivazioni, l'altro è plateale ed emblematico, in quanto causato da un sistema intero.

Quello dell'imprenditore Giovanni Schiavon è l'ennesima di una serie di morti (40 suicidi negli ultimi tre anni) che non hanno provocato lo sdegno di politici e giornalisti e che non hanno messo in moto la macchina dell'associazionismo, di modo da portare a manifestare nelle strade delle maggiori città italiane migliaia di cittadini. Eppure anche Schiavon è stato in qualche maniera ucciso, e non da un singolo, esaltato e forse confuso, ma da un intero sistema, perché, come altri imprenditori, non riusciva a farsi rimborsare i propri crediti, dovutigli dalla pubblica amministrazione, ossia dallo Stato. Quindi, mentre in questi giorni, si invoca lo Stato affinché si occupi dei figli degli altri, degli immigrati, continua la dimenticanza, da parte dello stesso Stato italiano, di molti dei suoi figli autentici. Dimenticanza che, come in questo caso, diventa vero e proprio crimine, vero e proprio omicidio. Ai danni di un imprenditore, il che vuol dire anche ai danni dei suoi dipendenti, e quindi delle loro famiglie, in un ampliarsi devastante per la società civile.

P.S (fuori tema, ma non troppo, se ci pensate bene): sembra che il ministro della Giustizia, Paola Severino, appartenente all'attuale Governo santo e benedetto di Mario Monti, farà parte del collegio difensivo della Goodyear, nel processo che vede questa imputata a Latina per le morti da amianto.

P.P.S (altro analogo fuori tema): il sindaco PDL di Piove di Sacco, nel padovano, Sandro Marcolin, ha querelato un cittadino di Prato, che, prodigatosi per aiutare alcuni anziani, trovati a rubare un po' di carne al supermercato, aveva accusato le autorità comunali di dimenticare i propri cittadini in difficoltà, costretti poi a piccoli furti nei negozi.

  • Il Veneto degli imprenditori suicidi (Beppe Grillo dal suo blog, 15 dicembre 2011):
Forse un veneto, più di altri italiani, non accetta l'idea del fallimento. La sua cultura non lo prevede. Lo considera una vergogna. La chiusura di un'azienda è un evento che NON può succedere. Non è contemplato. I suoi dipendenti sono spesso persone con cui lavora insieme ogni giorno in ufficio o in fabbrica. Il Veneto è la patria delle piccole e piccolissime imprese, dei distretti industriali. Guardare negli occhi i propri colleghi mentre sono licenziati è intollerabile. Per la famiglia vale ancora di più. I figli che finiranno con lui in mezzo a una strada sono gli stessi che gli corrono incontro la sera prima di cena con la speranza di un piccolo regalo. Questo è vero anche altrove, ma in Veneto lo è di più. Il fallimento è una cappa di piombo, che ti isola, che ti porta al suicidio. Il mito dell'imprenditore che non deve chiedere nulla a nessuno, di un piccolo sogno americano, qui è più forte che altrove.

La lunga linea d'ombra degli imprenditori suicidi, 40 dall'inizio della crisi, è qualcosa di profondo, che non può essere spiegato in modo razionale. Perché questa strage silenziosa? Nell'ultima settimana altri due piccoli imprenditori si sono uccisi. Uno di loro si chiamava Giovanni Schiavon. Era titolare della Eurostrade 90 Snc a Peraga di Vigonza, in provincia di Padova. Aveva due figli. Si è seduto alla scrivania del suo ufficio e si è ucciso. Per Natale avrebbe dovuto mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti, forse non sarebbe riuscito neppure a pagare stipendi e tredicesime. I clienti ritardavano i pagamenti, le banche avrebbero chiesto di rientrare dalle linee di finanziamento e secondo fonti locali "vantava crediti per oltre 200mila euro verso la pubblica amministrazione.“ Per la moglie il gesto è dovuto al "Sistema in cui nessuno paga". Una situazione da manuale. Il piccolo imprenditore onesto in Italia è un eroe. Lo Stato lo premia con le tasse più alte d'Europa, da incassare in anticipo. Per i rimborsi, invece, c'è sempre tempo. Ed è quasi impossibile riscuotere le fatture non pagate.

Il Veneto ha un male oscuro, tremendo, se costringe chi ha investito in questo Paese la sua vita e le sue risorse a impiccarsi in un garage o a spararsi nell'azienda vuota un sabato mattina. I pensionati sono importanti e anche i dipendenti pubblici, ma senza le imprese finiranno tutti in mezzo a una strada. Chi si occupa delle piccole imprese? Sono mucche da mungere. Nel Veneto hanno la massima concentrazione. I movimenti indipendentisti veneti stanno aumentando. Non sono cani da lecca come la Lega. Il Veneto non si farà suicidare in silenzio.

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