I marocchini non integrabili in Marocco: crisi economica e terremoto
Nei giorni scorsi, dopo un lancio dell'agenzia AdnKronos International, è girata la notizia che la neonata Confederazione Islamica Italiana (nata il 21 marzo 2012) abbia fornito aiuto e assistenza ai terremotati in Emilia, con tende e pasti, in particolare per gli appartenenti alla religione maomettana. Subito dopo, la Confederazione dei Marocchini in Italia ha smentito la cosa, affermando che gli unici aiuti sarebbero stati portati e organizzati dalla Protezione Civile, criticando inoltre l'idea di assistenza orientata religiosamente.
Lasciando questa diatriba, altra notizia circolata è quella relativa a quanto già avrebbe organizzato un'altra associazione marocchina, ossia l'Associazione dei marocchini nel mondo ‘Ambasciatori della Speranza’, ossia il rimpatrio di alcune centinaia di connazionali in madrepatria, per allegerire il peso assistenziale nelle zone colpite dal sisma. L'associazione avrebbe anche visitato alcuni campi allestiti assieme all'ambasciatore in Italia, Hassan Abouyoub, che, immaginiamo, sia stato messo a conoscenza dei rimpatri.
Viene, però, un dubbio. E' davvero previsto o realmente è stato attuato un simile rimpatrio? Secondo il sito marocchino d'informazione francofona Bladi, per un'altra crisi, quella economica, ci sarebbero circa 100-150.000 marocchini, immigrati in Europa, e pronti a tornare in Marocco, per sfuggire alle condizioni di vita sempre più difficili e all'assenza di lavoro. In Spagna, ad esempio, circa il 40% degli immigrati marocchini sarebbe disoccupato, mentre in Italia sono migliaia coloro che stanno perdendo il lavoro.
Peccato che il Governo marocchino non consideri il ritorno dei propri compatrioti una opzione soddisfacente. Fonti governative, infatti, affermano che tale rientro causerebbe problemi d'integrazione... E chissà cosa ne pensano i volontari trentini che, nel modenese, qualche giorno fa si son visti arrivare una intera famiglia nordafricana (non sappiamo la nazionalità precisa), imbufalita per un semplice scambio di porzioni di pasta, da una al tonno ad una col ragù, indicata dagli allogeni come un "incidente" provocato appositamente contro le loro usanze maomettane (sul Corano c'è un versetto contro il ragù?).
- Terremoto, l'Ong rimpatria 100 marocchini da Finale (Il Resto del Carlino, 25 maggio 2012)
Sono almeno 100 i marocchini residenti a Finale Emilia, in provincia di Modena, costretti a lasciare le loro case per il terremoto dello scorso fine settimana, che hanno deciso di rientrare oggi in Marocco. Ad organizzare il loro rimpatrio sono gli esponenti dell’Associazione dei marocchini nel mondo ‘Ambasciatori della Speranza’, che ieri hanno fatto visita, insieme all’ambasciatore del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub, ai terremotati di Finale Emilia, portando aiuti e generi alimentari.
“Abbiamo ricevuto ieri la richiesta di aiuto per poter rientrare in patria da parte di piu’ di 200 marocchini solo in quella zona - spiega il coordinatore dell’associazione dei marocchini nel mondo, Khalid Moufidi - In poche ore siamo riusciti ad attrezzare due autobus che da Finale Emilia porteranno direttamente 100 persone in Marocco. Intanto altre associazioni in collaborazione con l’ambasciata del Marocco in Italia stanno pensando di organizzare voli charter per i nostri connazionali. In questo modo vogliamo aiutare anche la Protezione Civile italiana, che avra’ cosi’ un minore numero di persone da assistere”.
Nei giorni scorsi diverse associazioni marocchine emiliane, tra cui le moschee che fanno capo alla Confederazione islamica italiana, hanno prestato aiuti aprendo tende e portando viveri ai terremotati colpiti nelle province di Bologna e Modena.
“Abbiamo ricevuto ieri la richiesta di aiuto per poter rientrare in patria da parte di piu’ di 200 marocchini solo in quella zona - spiega il coordinatore dell’associazione dei marocchini nel mondo, Khalid Moufidi - In poche ore siamo riusciti ad attrezzare due autobus che da Finale Emilia porteranno direttamente 100 persone in Marocco. Intanto altre associazioni in collaborazione con l’ambasciata del Marocco in Italia stanno pensando di organizzare voli charter per i nostri connazionali. In questo modo vogliamo aiutare anche la Protezione Civile italiana, che avra’ cosi’ un minore numero di persone da assistere”.
Nei giorni scorsi diverse associazioni marocchine emiliane, tra cui le moschee che fanno capo alla Confederazione islamica italiana, hanno prestato aiuti aprendo tende e portando viveri ai terremotati colpiti nelle province di Bologna e Modena.
- Terremoto: Conf. Marocchini in Italia, chiarimenti su presunti aiuti Confederazione Islamica (AdnKronos, 22 maggio 2012)
"Apprendiamo dall'agenzia AKI che la Confederazione Islamica avrebbe fornito aiuti e assistenza alla popolazione emiliana colpita dal terremoto, con tende da campo ospitanti 500 persone. Alla Protezione Civile questa circostanza non risulta ma e' solo una conferma dei nostri sospetti di una bieca azione di comunicazione lobbistica. L'unico ringraziamento va alla protezione civile, che aiuta non solo i musulmani ma tutti i cittadini". Lo dichiarano in una nota esponenti della Confederazione dei Marocchini in Italia.
"Innanzitutto appare grottesca la notizia che vedrebbe 10.000 musulmani in terra emiliana quando le cifre ufficiali ne riportano solo 3.000 e in secondo luogo - dicono - non si capisce da dove provenga la notizia di aiuti che nessuno ha mai visto, peraltro a favore solo di musulmani e non di tutti. C'e' una strana puzza sotto questa storia -prosegue il comunicato- che altro non pare se non una mossa di comunicazione, peraltro assai ingenua e prevedibile, per accaparrarsi consenso e qualche sostanziosa offerta. Se poi la condiamo con la vicenda delle esequie del giovane operaio marocchino morto nel sisma, - proseguono - esequie alle quali il Consolato ha gia' provveduto autonomamente, il gioco e' fatto. Cosa c'e' sotto questa storia? Quale ritorno per chi annuncia notizie non corrispondenti al vero su fatti cosi' gravi? Su questa e altre vicende ad essa connesse ci riserviamo di chiedere chiarimenti alla Procura della Repubblica di Bologna perche' e' inaccettabile che la terra vittima di sciagure come questa diventi sempre zona franca, dove lo sciacallo e' padrone incontrastato. Anche attraverso collette e raccolte di fondi, che, ci teniamo a dirlo, sono vietate al di fuori del contesto istituzionale. Adesso - concludono - ci aspettiamo come sempre l'ondata di associazioni e confederazioni varie che si proclamano aiutanti e benefattori della popolazione musulmana colpita dal terremoto".
"Innanzitutto appare grottesca la notizia che vedrebbe 10.000 musulmani in terra emiliana quando le cifre ufficiali ne riportano solo 3.000 e in secondo luogo - dicono - non si capisce da dove provenga la notizia di aiuti che nessuno ha mai visto, peraltro a favore solo di musulmani e non di tutti. C'e' una strana puzza sotto questa storia -prosegue il comunicato- che altro non pare se non una mossa di comunicazione, peraltro assai ingenua e prevedibile, per accaparrarsi consenso e qualche sostanziosa offerta. Se poi la condiamo con la vicenda delle esequie del giovane operaio marocchino morto nel sisma, - proseguono - esequie alle quali il Consolato ha gia' provveduto autonomamente, il gioco e' fatto. Cosa c'e' sotto questa storia? Quale ritorno per chi annuncia notizie non corrispondenti al vero su fatti cosi' gravi? Su questa e altre vicende ad essa connesse ci riserviamo di chiedere chiarimenti alla Procura della Repubblica di Bologna perche' e' inaccettabile che la terra vittima di sciagure come questa diventi sempre zona franca, dove lo sciacallo e' padrone incontrastato. Anche attraverso collette e raccolte di fondi, che, ci teniamo a dirlo, sono vietate al di fuori del contesto istituzionale. Adesso - concludono - ci aspettiamo come sempre l'ondata di associazioni e confederazioni varie che si proclamano aiutanti e benefattori della popolazione musulmana colpita dal terremoto".
- Terremoto e problemi di convivenza: piatto sbagliato al ragù, ed è il caos (La Gazzetta di Modena, 27 maggio 2012):
Le è stato servito per sbaglio un piatto di pasta con il ragù, e nel campo profughi si è scatenato un gigantesco e imbarazzante parapiglia.
Protagonista una ragazza di religione islamica, che l’altra sera ha accusato la mensa e la gestione del campo uno di piazza Mercato, di avere appositamente provocato l’incidente. Circostanza ovviamente falsa, dal momento che la Protezione civile di Trento, supportata dall’associazione carabinieri e dalla Forestale, sta invece gestendo in modo impeccabile il campo tra i più problematici di quelli presenti sul territorio, che ospita circa 350 persone.
«E pensare che qui siamo organizzati per fornire pasti specifici ai celiaci. La ragazza ha allungato il vassoio per un disguido», spiega uno degli addetti alla sicurezza.
Giustificazione e rammarico non sono bastati: la giovane magrebina quando ha visto il ragù in un piatto che doveva essere al tonno ha iniziato ad urlare. In pochi istanti si sono radunati parecchi suoi parenti e il clima si è immediatamente surriscaldato, con l’accusa di avere deliberatamente orchestrato la somministrazione vietata dai costumi islamici.
Così, ancora una volta, c’è voluta la pazienza e il peso delle forze in divisa per tornare alla normalità. Il tutto un paio di giorni dopo la rissa con accoltellamento tra magrebini, per la priorità nell’accesso a schede da 5 euro che Vodafone offriva nel campo.
«Venendo in Emilia, francamente non ci aspettavamo di dover affrontare questo tipo di problematiche», commentavano ieri mattina alcuni dei volontari trentini del campo.
Tra l’altro sempre ieri mattina è stata eseguita la seconda disinfestazione della tenda nella quale erano stati ospitati alcuni magrebini. Persone affette da scabbia, e immediatamente avviate all’ospedale.
Al termine della seconda disinfestazione, eseguita da un gruppo specializzato di bonificatori arrivati da Venezia, la tenda sarà smontata e dovrà essere distrutta. Una operazione che sarà affidata al Comune di San Felice, dal momento che nè i trentini, nè i veneziani sono certo intenzionati a riprendersela.
Protagonista una ragazza di religione islamica, che l’altra sera ha accusato la mensa e la gestione del campo uno di piazza Mercato, di avere appositamente provocato l’incidente. Circostanza ovviamente falsa, dal momento che la Protezione civile di Trento, supportata dall’associazione carabinieri e dalla Forestale, sta invece gestendo in modo impeccabile il campo tra i più problematici di quelli presenti sul territorio, che ospita circa 350 persone.
«E pensare che qui siamo organizzati per fornire pasti specifici ai celiaci. La ragazza ha allungato il vassoio per un disguido», spiega uno degli addetti alla sicurezza.
Giustificazione e rammarico non sono bastati: la giovane magrebina quando ha visto il ragù in un piatto che doveva essere al tonno ha iniziato ad urlare. In pochi istanti si sono radunati parecchi suoi parenti e il clima si è immediatamente surriscaldato, con l’accusa di avere deliberatamente orchestrato la somministrazione vietata dai costumi islamici.
Così, ancora una volta, c’è voluta la pazienza e il peso delle forze in divisa per tornare alla normalità. Il tutto un paio di giorni dopo la rissa con accoltellamento tra magrebini, per la priorità nell’accesso a schede da 5 euro che Vodafone offriva nel campo.
«Venendo in Emilia, francamente non ci aspettavamo di dover affrontare questo tipo di problematiche», commentavano ieri mattina alcuni dei volontari trentini del campo.
Tra l’altro sempre ieri mattina è stata eseguita la seconda disinfestazione della tenda nella quale erano stati ospitati alcuni magrebini. Persone affette da scabbia, e immediatamente avviate all’ospedale.
Al termine della seconda disinfestazione, eseguita da un gruppo specializzato di bonificatori arrivati da Venezia, la tenda sarà smontata e dovrà essere distrutta. Una operazione che sarà affidata al Comune di San Felice, dal momento che nè i trentini, nè i veneziani sono certo intenzionati a riprendersela.
- Le Maroc ne veut pas le retour des Marocains du monde (Bladi, 21 maggio 2012):
Environ 100.000 Marocains résidant en Europe auraient décidé de retourner vivre et travailler au Maroc à partir de la prochaine rentrée scolaire. L’éventualité ne serait pas bien bien accueillie par le gouvernement Benkirane, qui considère que le retour des MRE n’est pas une option pour le pays en proie à une crise économique depuis 2011.
A terme, ce sont plus de 150.000 Marocains résidant en Europe, qui compteraient retourner définitivement au Maroc, afin de fuir la crise économique dans leurs pays d’accueil, depuis près de deux ans.
En Espagne, où le taux de chômage a atteint 25%, 40% des immigrés marocains sont sans emploi, selon des rapports relayés par des médias espagnols, lesquels estiment à plus d’un million le nombre de Marocains vivant dans la péninsule ibérique.
Le même constat a été dressé en Italie, où vivent plus de 550.000 Marocains dans la pauvreté, l’exclusion et l’absence totale d’opportunités de travail. Des témoignages qui nous parviennent d’Italie parlent de milliers de Marocains ayant atterri à la rue depuis le début de la crise. Nombre d’entre eux se sont tournés vers la vente ambulante ou la contrebande pour survivre.
Mais le retour définitif de ces Marocains d’Europe entraînerait trop de problèmes d’intégration, d’éducation et de santé, d’après des sources du ministère chargé de la Communauté Marocaine résidant à l’étranger.
A terme, ce sont plus de 150.000 Marocains résidant en Europe, qui compteraient retourner définitivement au Maroc, afin de fuir la crise économique dans leurs pays d’accueil, depuis près de deux ans.
En Espagne, où le taux de chômage a atteint 25%, 40% des immigrés marocains sont sans emploi, selon des rapports relayés par des médias espagnols, lesquels estiment à plus d’un million le nombre de Marocains vivant dans la péninsule ibérique.
Le même constat a été dressé en Italie, où vivent plus de 550.000 Marocains dans la pauvreté, l’exclusion et l’absence totale d’opportunités de travail. Des témoignages qui nous parviennent d’Italie parlent de milliers de Marocains ayant atterri à la rue depuis le début de la crise. Nombre d’entre eux se sont tournés vers la vente ambulante ou la contrebande pour survivre.
Mais le retour définitif de ces Marocains d’Europe entraînerait trop de problèmes d’intégration, d’éducation et de santé, d’après des sources du ministère chargé de la Communauté Marocaine résidant à l’étranger.









